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Social Freezing: Crioconservazione degli ovociti a scopo precauzionale

Luca Gianaroli, MD
Direttore Scientifico di S.I.S.Me.R., S.I.S.Me.R.

Categoria:
crioconservazione ovociti, social freezing, Valutazione della fertilità

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Da questo video puoi scoprire:
  • In cosa consiste la crioconservazione?
  • Perché è considerata a scopo precauzionale nella fertilitá femminile?
  • Perché e quando congelare gli ovociti?
  • Quali sono i potenziali rischi?
  • Cos’è il social freezing e l’eggs sharing?
  • Come utilizzare gli ovociti?
   

Perchè crioconservare gli ovociti a scopo precauzionale?

In questa sessione il Dott. Luca Gianaroli, Specialista in Ginecologia e Ostetricia, Direttore Scientifico di S.I.S.Me.R., ci spiegherà come e quando la tecnica di crioconservazione degli ovociti può essere applicata per la conservazione della fertilità.

Perchè crioconservare gli ovociti a scopo precauzionale? - Questions and Answers

Ha senso crioconservare i miei ovociti a 44 anni?

La risposta in questo caso è estremamente difficile da dare perché a 44 anni le possibilità di concepire con cellule uovo appartenenti alla donna di quest’età, sono del 1/2 per cento, il che vuol dire che noi avremmo bisogno di mettere da parte un numero di cellule uovo talmente elevato che il più delle volte o quasi sempre, per non dire sempre, la paziente non può dare o non è addirittura in grado di dare anche con numerosi prelievi di cellule uovo. Teniamo anche presente che a 44 anni il rischio delle alterazioni cromosomiche nel concepito comincia a diventare consistente, quindi diciamo che da un punto di vista tecnico sarebbe possibile, ma da un punto di vista pratico, se il goal finale è quello di avere una gravidanza a termine, il consiglio è di non farlo.

Sottoporsi a un trattamento di congelamento degli ovociti, ha conseguenze per la fertilità?

Assolutamente no: calcoliamo che ogni bambina e ogni donna ha almeno qualche milione di cellula uovo, e che di questa quantità di cellule uovo ne consuma 500 o 600 nella vita naturale tanti quali sono i cicli mestruali, quindi prelevare 10 15 20 ovociti non è assolutamente influenza sulla fertilità.

Gli ovociti congelati perdono qualità negli anni?quanto tempo possono stare in laboratorio?

No la risposta è no: le cellule uovo, come un qualsiasi altra cellula che viene conservata in cui si ferma l’orologio biologico della vita, non hanno nessuna perdita di fertilità o di qualità. L’unico rischio che viene corso é qualora ci siano eventi avversi esterni, ovviamente non programmati, che possono in questo caso influenzare dall’esterno la qualità delle cellule uovo. Faccio un esempio: purtroppo voi sapete benissimo che subito dopo l’evento drammatico di Chernobyl si sono avuti in maniera esponenziale a seconda della lontananza della distanza da Chernobyl, percentuali di aborto in crescita proprio perché le radiazioni che si erano avute avevano danneggiatole cellule uovo. Qui è evidente che se noi abbiamo le nostre cellule uovo conservate nel nostro laboratorio e sperando che non accada ancora una chernobyl, queste cellule uovo non possono perdere ovviamente qualità. E quanto tempo posso rimanere in laboratorio?  teoricamente indefinitamente però non dimentichiamoci mai che se il goal è quello di avere un figlio gli anni che passano per la paziente sono anni che non giocano a favore  ad esempio della qualità dell’utero; quindi immaginiamoci sempre la prima conservazione di cellule uovo come una coperta di linus, una possibilità che però quando poi viene data dalla vita va accolta e possibilmente presto.

Mi è stato detto da uno specialista della fertilità che è una perdita di tempo congelare gli ovuli perché il risultato non è molto buono ed è meglio congelare gli embrioni. È vero?

Non è vero del tutto e non è falso del tutto e il motivo è molto semplice: la cellula uovo è ovviamente in uno stadio che precede quello embrionale, quindi immaginiamoci quello che succede in natura che è identico a quello che succede tutti i nostri laboratori: non tutte le cellule uovo si fecondano. non tutte le cellule uovo fecondate diventano embrioni, non tutti gli embrioni sono poi capaci una volta messi all’interno dell’utero di impiantarsi. Per avere ad esempio 5 embrioni ci vogliono 10, 12 ovociti. Un ruolo fondamentale lo gioca molto anche il partner maschile a questo punto, perché la qualità dello spermatozoo gioca un ruolo fondamentale. Quindi a parità di numero é ovvio che è più facile avere una gravidanza da un embrione perché é in uno stadio già più avanzato, però la cellula uovo conservata qualora sopravvive allo scongelamento, e questo avviene nell 80/85/90 per cento dei casi, è una cellula uovo che ha tutte le possibilità di diventare embrione e di impiantarsi.

Quali sono le prove per capire se vale la pena congelare gli ovociti?

Le prove sono semplicissime: un prelievo del sangue per capire la riserva ovarica ( AMH) e un’ecografia all’inizio del ciclo. Questi due esami messi assieme ci indicano la riserva ovarica residua e quindi orientativamente quante uova possano essere prelevate con un prelievo di ovociti così da avere un’idea di quante uova potremo conservare e di conseguenza delle possibilità che la paziente ha poi avere un figlio qualora lo desideri.

Se si scopre di avere un tumore al seno, è consigliato il congelamento degli ovociti? non debilita eventualmente?

Si, è consigliato qualora ovviamente il desiderio di maternità sia molto forte. Teniamo anche presente che se parliamo di un tumore al seno geneticamente dato, queste cellule uovo possono a loro volta trasmettere la patologia genetica.  In questi casi qualora si sappia che il tumore è geneticamente guidato, si può ricorrere alla diagnosi preimpianto quindi alla possibilità di scartare cellule uovo che sono portatrici di problemi genetici. 

Non debilita o sì, a seconda dello spirito col quale la paziente affronta la cosa. Se il desiderio di una gravidanza è molto forte da un punto di vista pratico non c’è un calo della qualità della salute della donna. L’intervento, se non ha complicanze, come avete visto, è un intervento semplice, e oggi come oggi ci sono stimolazioni le cosiddette stimolazioni doppie che possono permettere a una donna di avere anche due stimolazioni nell’arco di un solo mese per mettere da parte il maggior numero di le uova possibile prima di iniziare le eventuali chemioterapia.

La stimolazione ormonale è molto invasiva?

É  molto personale: io mi ricordo che con la stessa carica virale influenzale c’è chi si mette la sciarpa e con 37,2 va a lavorare e chi si mette a letto per una settimana maledicendo la vita! Quindi la stessa stimolazione ormonale ha effetti fisici molto limitati e da un punto di vista psicologico molto dipendenti appunto dallo spirito con cui si affronta questa cosa. Se queste tecniche sono viste come un aiuto e come una possibilità positiva per ottenere quello che si vuole, il più delle volte non sono considerate invasive dalle pazienti, quindi da un punto di vista pratico e medico non lo sono, da un punto di vista psicologico è estremamente dipendente dalla paziente stessa.

Esistono proposte di legge per autorizzare il social freezing a carico del sistema sanitario?

Purtroppo non ancora, però grazie all’aiuto di alcuni colleghi e grazie bisogna dirlo al Sottosegretario è stato istituito un tavolo per la procreazione assistita presso il ministero, all’interno del quale si stanno vedendo alcuni aspetti restrittivi delle norme che ci sono adesso e all’interno del quale potrebbe essere possibile far sì che social freezingsia una metodica che diventa a carico del sistema sanitario.

Uno dei punti di forza di questo è, sembra brutto dirlo, ma è porre sul piatto della bilancia anche il costo. Mi spiego: una donna che dilaziona la ricerca dei figli dai 35 anni  avrà un costo per la comunità questo suo trattamento al di là dei risultati molto più elevato che se invece non fosse informata della possibilità che a 34/ 35 anni può conservare le proprie cellule uovo. Questo tavolo si sta anche battendo per un altro aspetto che trovo interessante, se voi ci pensate è stato fatto un grandissimo sforzo informativo sulla pubertà, sulle malattie sessualmente trasmesse, sulla contraccezione e anche sull’interruzione volontaria di gravidanza; purtroppo sugli aspetti positivi della riproduzione e quindi la possibilità di concepire, non esistono delle campagne informative profonde fatte bene e questo non è un altro aspetto che questo tavolo appunto sta valutando. Quindi io penso che la strada rimanga ancora quella dell’informazione che potrà anche spingere appunto a far sì che il social freezing diventi poi al carico del sistema sanitario.

Relatore
Luca Gianaroli, MD

Luca Gianaroli, MD

Luca Gianaroli, specialista in Ginecologia e Ostetricia, è cultore della medicina della riproduzione dalla fine degli anni ‘70. E’ attualmente Direttore Scientifico di S.I.S.ME.R. (Società Italiana di Studi di Medicina della Riproduzione) con sede principale a Bologna e Direttore Scientifico di IIRM SA, con sede a Lugano. E’ inoltre Honorary Professor presso la School of Biosciences dell’Università del Kent. Membro attivo di numerose organizzazioni internazionali e nazionali, in cui ha rivestito e riveste ruoli di primaria importanza, è stato Presidente della Società Italiana della Riproduzione e della Società Europea di Riproduzione Umana ed Embriologia (ESHRE). Attualmente è membro dell’ESHRE Certification Committee, dell’ESHRE COVID-19 Working group e ricopre inoltre il ruolo di immediate past coordinator dello Steering Committee della Certificazione ESHRE per Centri di PMA (ESHRE ARTCC). Dall’1 gennaio 2021 ha assunto l’incarico di Director of Global Educational Programs della International Federation of Fertility Societies (IFFS). Nel 2014 è stato nominato fellow ad eundem del Royal College of Obstetricians and Gynaecologists e nello stesso anno ha conseguito l’Abilitazione Scientifica Nazionale come Professore Ordinario di Prima Fascia, che è stata rinnovata nel 2020. Dal 2015 al 2017 è stato Presidente della SIOS.E (Società Italiana Ospedaliera per la Sterilità ed Embriologia). Nel 2017 è stato uno dei fondatori della Fondazione PMA.Italia, di cui attualmente è Vicepresidente. E’ autore di più di 250 pubblicazioni su riviste specialistiche estere con meccanismi di pubblicazione Peer Review (H-index di 76 su Google Scholar alla data del presente CV) ed è editore e coeditore di 9 volumi. Nel corso della sua carriera professionale ha collaborato inoltre in qualità di docente con numerose Università italiane (Università degli Studi di Teramo, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Università degli Studi di Trieste, Università degli Studi di Roma Tor Vergata e Università di Bologna) e straniere (Università di Leuven in Belgio, Monash University in Australia e Università di Ginvera in Svizzera).
Moderatore
Michela Colasanti

Michela Colasanti

Michela Colasanti si è laureata in Scienze Politiche con specializzazione in Relazioni Internazionali e Comunicazione presso l'Università degli Studi di Perugia. Ha, in seguito, completato con successo il Master di II livello NOHA - European Master in International Humanitarian Aid a Bilbao come parte della rete europea dell'Agenzia ECHO. Ha realizzato ulteriori specializzazioni come Esperta di Genere presso l'Università FLACSO di Buenos Aires e l'Università UNDP, l'Agenzia per lo Sviluppo delle Nazioni Unite. Ha lavorato 8 anni come Responsabile di progetti di cooperazione internazionale per ONG e come Capo Programma per UNIFEM, l'Agenzia delle donne delle Nazioni Unite in Argentina e per diverse ONG in Bolivia, Colombia, Marocco e Libano. Ha iniziato a lavorare nel campo della fertilità a Barcellona dal 2015 come Assistante Internazionale ed è ora Country Manager per la Spagna della European Fertility Society. Organizza e modera i webinar con i migliori esperti di fertilità in Spagna e in Italia, ed è anche responsabile dello sviluppo del mercato spagnolo e delle pubbliche relazioni della Società. Durante la sua carriera e durante i suoi viaggi per il mondo, ha scritto diversi articoli su salute riproduttiva, questioni di genere, ma anche su arte, musica e viaggi.

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Dettagli di contatto: The European Fertility Society C.I.C., 2 Lambseth Street, Eye, England, IP23 7AG

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