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La fecondazione con donazione di gameti – fare una scelta consapevole.

Dott.ssa Valentina Berruti
Psicoterapeuta presso B-Woman – Centro per la salute della donna, B-Woman – Centro per la salute della donna

Categoria:
Donazione di ovociti, Emotività e Supporto

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Da questo video puoi scoprire:
  • Cosa significa, da un punto di vista psicologico, affrontare un percorso di fecondazione assistita con donazione di gameti?
  • Quali sono le reazioni alla diagnosi?
  • Come affrontare la scelta di questo percorso in maniera consapevole?
  • Quali sono le principali paure dei pazienti che devono ricorrere a questa tecnica?
  • Perché’ è’ importante il sostegno psicologico in chi affronta un percorso di fecondazione assistita con donazione di gameti?

Quali sentimenti ci accompagnano durante un percorso di FIVET? Come gestirli per non esserne sopraffatti ma per renderli un nostro punto di forza?

In questa sessione la Dott.ssa Valentina Berruti, Psicoterapeuta presso B-Woman – Centro per la salute della donna, ha discusso su come comprendere e accettare le sensazioni e le emozioni che si affrontano e si vivono quando si sceglie di vivere un percorso di procreazione con gameti donati.

Quali sentimenti ci accompagnano durante un percorso di FIVET? Come gestirli per non esserne sopraffatti ma per renderli un nostro punto di forza? - Questions and Answers

Quali sono le emozioni che si sollevano quando una donna apprende che il concepimento con gameti donati è la sua unica opzione?

Le reazioni che si possono manifestare in questa circostanza sono diverse, quando si apprende che quella indicata è l’unica opzione, la prima reazione che pervade la coppia è quella di vero e proprio terrore unito ad una forte ansia, perché si manifesta il senso di colpa, soprattutto nella donna che non potendo ricorrere all’utilizzo dei propri gameti, si sente in un certo qual modo “difettosa”. A tal proposito, la prima cosa su cui vorrei venisse posta l’attenzione, è che la nostra identità non è definita dalla nostra capacità riproduttiva, non è l’infertilità o la fertilità che ci definisce come persone; indubbiamente si tratta di emozioni lecite e che si presentano in molte coppie unitamente alla paura di non riuscire ad ottenere il risultato sperato anche ricorrendo alla donazione di gameti (perché purtroppo anche questa tecnica , sebbene aumenti la probabilità di riuscita rispetto ad un’omologa, in particolare dopo una certa età, non dà la certezza della riuscita).Un’altra paura ricorrente è quella di non riuscire a sentire come proprio un figlio con cui non si ha un vero legame genetico e che si possa non avere l’istinto materno nei confronti di un bambino che non ha il proprio DNA; di fronte a questi dubbi, il mio compito come psicoterapeuta, non è tanto quello di spingere la coppia ad accettare questo tipo di tecnica, quanto quello di far vedere loro questa esperienza da una diversa prospettiva chiarendo che la genetica non garantisce una relazione migliore con il proprio figlio così come che l’amore non è influenzato dal legame biologico; noi ad esempio amiamo il nostro partner con il quale non abbiamo un legame biologico mentre capita spesso che tra parenti non si instaurano grandi relazioni d’amore, questo ad ulteriore riprova del fatto che la genetica non ci garantisce un miglior equilibrio anche a livello emotivo. Un altro esempio di quanto appena detto, è il legame affettivo e di vero e proprio amore che siamo in grado di creare con gli animali che, pur appartenendo ad una specie diversa dalla nostra, diventano parte integrante della nostra vita tanto da essere considerati veri e proprio componenti del nucleo familiare. Le paure di cui abbiamo fino ad ora parlato inoltre, ho riscontrato , nella mia esperienza che appartengono anche alle donne che hanno figli in modo naturale e che durante la gravidanza si accorgono di non riuscire ancora a provare, nei confronti del bambino, quell’amore viscerale che gli altri raccontano come caratteristico di questa esperienza domandandosi spesso se riusciranno mai provarlo; a questo proposito è bene chiarire che l’amore, è un sentimento direttamente proporzionale alla relazione che noi instauriamo con l’altra parte de in questo caso, con il bambino nel grembo ancora non abbiamo stabilito una relazione reale ma solo immaginata che si concretizza solo tramite le ecografie, di conseguenza capita spesso che ci siano donne o coppie che semplicemente necessitano di più tempo per vedere il concretizzarsi di questo tipo di relazione e non dobbiamo assolutamente preoccuparci che questo accada.

Buonasera, non riesco a far accettare a mio marito che un figlio nato tramite la donazione di gameti, sarà comunque figlio nostro. Lui è a posto, il problema sono io, purtroppo… Come posso affrontare la sua negazione, senza mettere a rischio il nostro rapporto?

Questa domanda è piuttosto complessa, va sottolineato che compito della coppia è anche accettare che in un percorso di questo tipo spesso le due parti non si trovino esattamente nella stessa fase di scelta nel medesimo momento; suggerirei in primo luogo di accogliere e capire quali sono le paure del partner e, in casi un po’ più complessi, capire quanto il progetto genitoriale sia fondamentale all’interno della coppia per poter comprendere come far sì che questo progetto non diventi l’unico elemento di unione per la stessa, avendo necessità questa di rilanciare continuamente nuovi progetti per rinvigorire ed evolvere crescendo in maniera equilibrata. Il primo consiglio che mi sentirei di dare a questa coppia è di prendersi un po’ di tempo ed accogliere le difficoltà che il marito riscontra cercando di comprendere bene quali siano poiché, a volte, queste nascono da meri pregiudizi; per questo è importante fare una scelta consapevole e ciò significa ricorrere all’aiuto di professionisti che possano spiegare, sia da un punto di vista medico che da un punto di vista psicologico che cosa significa la fecondazione con donazione di gameti.
Ci terrei inoltre a precisare che questo tipo di tecnica è sempre esistito e se ne trovano tracce già nell’antica Roma, dove era conosciuta con il nome di “locatio ventris”, questo a riprova del fatto che l’essere umano ha sempre cercato di trovare una soluzione all’infertilità. Anche in Italia, prima delle legge 40 del 2004 si praticava la fecondazione con donazione di gameti; in letteratura è presente una pubblicazione scientifica di The Lancet del 1986 relativo ad una fecondazione con ovodonazione effettuata in Italia, io stessa ho rintracciato i medici che effettuavano questa procedura,(che non essendo sottoposta ad alcuna legge poteva essere effettuata e si trattava prettamente di pratica con donazione di seme poiché più semplice ) ed abbiamo calcolato che, tra il 1986 e il 2004 nel nostro paese, si è avuto un totale di 300.000 bambini nati con fecondazione con donazione di gameti; se ne ha poca conoscenza perché al tempo i medici, data la novità della tecnica usata, suggerivano alle famiglie di non dare informazioni in merito al modo tramite il quale erano riusciti ad avere la gravidanza, solo più avanti si è compreso che, non solo non ci fosse niente da nascondere nella scelta di ricorrere a questa tecnica ma anche l’importanza di fornire questa informazione stante la necessità di fare crescere il proprio figlio accogliendo questa “diversità”, (laddove diverso non va inteso come inferiore a qualcos’altro) e senza doversene vergognare; è quindi alto il numero di coppie che fanno ricorso oggi ed hanno fatto ricorso a queste tecniche in passato senza al tempo, averne specifiche conoscenze. Nei vari incontri avuti negli anni mi è stato possibile relazionarmi anche con una ragazza nata in Italia tramite questo metodo; durante un’intervista lei stessa ha sottolineato di essere addirittura grata all’infertilità del padre, in assenza della quale i due gameti che l’hanno generata, non si sarebbero mai incontrati impedendole di nascere, questo dimostra che la qualità della relazione familiare è direttamente proporzionale a quanto la famiglia abbia realmente accettato questa tecnica, maggiore è la difficoltà nell’accettare questa opzione, maggiormente si instillerà nel figlio l’importanza del legame biologico.
E’ importante inoltre far ben comprendere alle coppie la differenza esistente tra fecondazione assistita con donazione di gameti e adozione; siamo di fronte a due esperienze completamente diverse che non possono essere equiparate, nell’adozione infatti esiste un progetto genitoriale che viene interrotto, esistono dei genitori ed esiste un lutto da abbandono che deve essere gestito, nella fecondazione assistita con gameti ci sono dei donatori che vogliono rimanere tali proprio per questo trovo personalmente non corretto che si parli spesso dell’esistenza di una madre biologica, perché non c’è una relazione che definisce questo rapporto, sarebbe più corretto parlare di donatrice.

Salve, secondo lei, come è possibile rimanere motivati e continuare con la fecondazione in vitro dopo un aborto spontaneo?

Credo che sarebbe importante ed utile guardare un’esperienza come quella indicata, sotto una diversa ottica, accogliendo il senso di lutto che deriva da un’esperienza come questa; prendersi del tempo in una circostanza simile, è molto importante per elaborare il lutto di un aborto, “per leccarsi le ferite” potremmo dire attingendo da un gergo più comune, e capire ciò che si può e si vuole fare. In un momento in cui le emozioni sono così forti il mio consiglio è sempre quello di fermarsi un attimo; comprendo che il tempo della fecondazione medicalmente assistita è un tempo difficile perché richiede di fare i conti con la biologia ma il tempo che possiamo utilizzare per metabolizzare e riflettere è un tempo prezioso; se non coincidono i tempi della medicina con quelli psicologici diventa difficile affrontare i passaggi successivi e spesso le coppie vanno avanti pur vivendo delle emozioni e un dolore molto forti mentre necessario trovare un corretto equilibrio. Ciò che è in realtà importante fare, per tornare alla domanda in oggetto, non è tanto rimanere motivati, ma accettare le sensazioni che derivano da un avvenimento simile e andare loro in contro accogliendole, perché proprio dall’accoglimento di quelle sensazioni e dall’elaborazione di quel lutto saremo in grado di decidere che cosa fare; alcune coppie decidono ad esempio di aspettare qualche mese e prendersi un po’ di tempo per loro per poter capire dove posizionare esattamente il progetto genitoriale, un progetto meraviglioso che però, ci tengo a ricordare, non può essere l’unico; la nostra vita deve essere fatta anche di altri progetti generativi poiché non possiamo definirci solo attraverso il realizzarsi della genitorialità, dobbiamo avere innumerevoli diversi progetti che diventeranno per noi il carburante necessario al fine di affrontare altri eventi che potrebbero verificarsi nella nostra vita tra cui, magari, anche un’eventuale procedura di fecondazione assistita che richiede tantissime energie ed una forza incredibile.

Le è capitato di seguire nel tempo alcune coppie che sono ricorse alla donazione di gameti e che sono riuscite ad avere una gravidanza? Sono, a suo parere coppie felici?

Si, certamente, ma è importante capire che queste coppie erano felici anche prima di intraprendere un percorso come quello della fecondazione; dobbiamo comprendere che la nostra felicità deve essere indipendente dalla presenza o meno di un figlio, in caso contrario rischiamo di far ricadere su quest’ultimo un peso enorme; le coppie che hanno optato per la fecondazione con donazione di gameti sono indubbiamente coppie che hanno lavorato su loro stesse e che hanno accettato questo percorso e le loro resistenze poiché è certo che questo tipo di percorso non può essere intrapreso da tutti così come il processo adottivo o di fecondazione medicalmente assistita. Ciò che è importante comprendere è che la nostra felicità deve essere indipendente dal progetto genitoriale, deve essere presente già precedentemente all’idea di intraprendere questo percorso dato che sicuramente se una coppia si sosteneva in precedenza con un “collante” non così forte, i problemi che avevano saranno comunque ancora presenti ed anzi verranno probabilmente centuplicati di fronte ad una scelta di questo tipo. Nel centro con il quale collaboro, cerchiamo di accompagnare la coppia durante tutto il percorso, per comprendere se questo progetto genitoriale è ricompreso all’interno di un progetto di coppia ben equilibrato e talvolta questo cammino fa sì che emergano alcune criticità tali , in alcuni casi da portare alla separazione della coppia stessa; questo avvenimento è indubbiamente doloroso ma è indubbiamente meglio che si verifichi prima di intraprendere una strada così complessa come quella della fecondazione per evitare di arrivare a separarsi poi in un secondo momento; la maggior parte delle coppie comunque hanno precedentemente lavorato su loro stesse arrivando ad affrontare questa decisione nella maniera migliore. L’esperienza della genitorialità, ricordiamolo, non è meno bella se raggiunta utilizzando una strada diversa da quella che avevamo immaginato.

Ritiene giusto o sbagliato non condividere la fecondazione assistita con il proprio marito qualora lui non sia d’accordo?

Premesso che per poter intraprendere un tipo di percorso come quello in oggetto è necessario firmare un consenso informato da parte della coppia e che in Italia non è possibile intraprenderlo da single, sarebbe importante domandarsi perché si palesi una tale necessità, direi che sarebbe utile comprendere prima di tutto, su quali basi si poggi il rapporto di una coppia in cui c’è questa esigenza di non condividere un progetto così importante e riflettere magari in prima istanza su questo. Detto ciò è necessario ed importante ricordare che in Italia ad oggi per poter procedere con questa tecnica è sempre richiesto il consenso del marito o del compagno (poiché non è necessario essere sposati ma è sufficiente essere conviventi).

Quando si ha un figlio nato da donazione di gameti, come farsi scivolare addosso commenti/domande delle persone esterne che possono essere “scomode” (tipo: come ti somiglia/come non ti somiglia, non ha per nulla i tuoi occhi etc…?)

In questo caso vorrei rispondere con un’ulteriore domanda: come rispondereste se il figlio di cui stiamo parlando avesse un legame biologico con voi? Queste domande sono infatti le stesse che vengono poste in relazione ai figli nati in maniera naturale poiché non tutti i figli che nascono all’interno di un nucleo familiare si somigliano o somigliano a entrambi i genitori; il fatto invece che queste domande vengano interpretate e definite “scomode” ci è utile per capire dove siamo esattamente nel nostro processo di accettazione di questo percorso, talvolta ciò di cui abbiamo bisogno è solo del tempo per abituarci a questa specifica situazione, ci renderemo conto, con il passare dei mesi che queste domande ci daranno sempre meno fastidio, se poi ritenessimo proprio necessario fornire una risposta a chi ci fa queste domande potremo sempre dire che nostro figlio somiglia, fortunatamente, a se stesso ed è proprio questo che li rende unici.

Consiglia qualche altro tipo di aiuto per superare le emozioni negative? Qualche attività fisica per esempio?

Se un’eventuale attività fisica è qualcosa che ci piace che ci fa sentire bene e ci soddisfa, assolutamente si. Spesso le coppie si perdono nel progetto genitoriale perdendo di vista il fatto che per gestire la vita in generale è importante non perdere di vista le nostre passioni e seguirle. Ognuno di noi deve trovare e scoprire i propri talenti, questo è importante sia perché quando affrontiamo un percorso di fecondazione assistita abbiamo bisogno di molte energie e dobbiamo recuperarle e trovarle nelle altre esperienze che facciamo, sia per far sì che il progetto genitoriale non sia l’unico progetto su cui focalizzarsi; proprio per questo spingo le coppie che seguo a trovare nuovi progetti generativi ed in questo senso amo definirmi una cacciatrice di talenti; spesso scopro che le coppie perdono di vista quali sono le cose che li rendono felici sia individualmente che insieme mentre è fondamentale trovare qualcosa che ci appaghi, qualunque essa sia, ed ognuno di noi deve trovare il proprio talento da sviluppare, ciò che rileva è l’essere generativi perché la generatività nella vita è contagiosa e in un progetto generativo, magari, potrebbe anche portarci fortuna dato che, indipendentemente da come si concluderà il percorso comunque ci rimarrà qualcosa, magari proprio quel talento che avevamo perso di vista.

Come concentrarsi sulla propria routine quotidiana e impostare un atteggiamento che ci aiuterà a raggiungere un risultato positivo?

Il percorso della fecondazione è un percorso particolare e deve essere affrontato un po’ come viene insegnato nelle arti marziali, con la consapevolezza di accettare l’eventualità del fallimento perché anche quest’ultimo è importante e ci permette di acquisire un insegnamento che ci sarà utile nella vita, è importante iniziare questo percorso partendo dal presupposto che un eventuale fallimento non deve essere inteso come un avvenimento negativo bensì come qualcosa che ci darà indicazioni su quello che dobbiamo fare, il migliore consiglio che quindi mi sento di dare è non tanto quello di concentrarsi sul raggiungimento di un risultato positivo, quanto far sì che questo percorso possa insegnarci qualcosa indipendentemente dal fatto che si possa concludere con una gravidanza.

Relatore
Dott.ssa Valentina Berruti

Dott.ssa Valentina Berruti

Dott.ssa Valentina Berruti, psicologa, psicoterapeuta d'indirizzo sistemico relazionale. Dal 2014 si occupa di sostenere le coppie infertili che affrontano un percorso di fecondazione assistita collaborando come libera professionista con ginecologi e Onlus, come Strada per un Sogno, che si occupano d’infertilità. Dal 2019 collabora come psicoterapeuta per il centro B-Woman e per la clinica GeneraLife di Roma occupandosi del sostegno psicologico ai pazienti che affrontano un percorso di fecondazione assistita e progettando ed erogando degli incontri di sostegno di gruppo rivolti alle coppie infertili e ai genitori grazie alla fecondazione assistita omologa o con donazione di gameti. E’ membro ESHRE (European Society for Human reproduction) e della Donor Conception Network. Dal 2021 è responsabile dell’area clinica della SIFES (Societa’ Italiana per la fertilita’ e sterilita’) una società scientifica che dal 1965 opera principalmente per promuovere le conoscenze nel campo della fertilità e per stimolare l’esecuzione di ricerca in tema di riproduzione umana. Nel 2020 ha pubblicato il libro: Infertilità due punto zero. Il concepimento difficile. Dal Generale al particolare. Edito dalla casa editrice Libellula. Si occupa anche della progettazione di corsi sulla comunicazione rivolti agli operatori della procreazione medicalmente assistita.
Moderatore
Stefano Urbani

Stefano Urbani

Stefano Urbani, Formatosi prima come Ingegnere Gestionale presso il Politecnico di Milano e poi come Executive MBA, ha studiato Global Business Management al Boston College e Negotiation presso Audencia Business School di Nantes. Esperto di gestione organizzativa e di Risorse Umane, con una profonda attenzione alle Operations nei diversi processi toccati, ha diversi anni di esperienza professionale nello sviluppo di mercati esteri tra i quali, oltre all'Italia, diversi Paesi europei, l’area dell’ex Unione Sovietica CIS e l’area del Golfo GCC. Fondatore di TMI, Turismo Medico Italia: la prima startup innovativa nel mercato del turismo medico per la fornitura di servizi sia incoming per Italia al fine di supportare pazienti stranieri in cerca di cure, check-up o wellness & benessere SPA che per l'outbound in oltre dieci paesi del Mondo per i pazienti italiani in cerca di trattamenti all'estero. In qualità di esperto nello sviluppo di mercati esteri per i Sistemi Sanitari, eroga consulenza a cliniche, ospedali e gruppi sanitari per lo sviluppo del business internazionale. Oggi, Stefano guida la crescita della EFS - European Fertility Society per l’area Italia supportato da uno Staff altamente competente e qualificato. Progetto a cui crede molto per il l’impatto Sociale di alto valore.

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Dettagli di contatto: The European Fertility Society C.I.C., 2 Lambseth Street, Eye, England, IP23 7AG

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